giovedì 24 aprile 2008
Verso il Tropico da Cochabamba a Santa Cruz
L'immaginario collettivo legato alla Bolivia, la rappresenta con i contorni di un paesaggio andino, il lama, gli altopiani, le donne chola con la tipica coperta...In realta', la meta' del territorio boliviano fa parte dell'immenso bacino del Rio delle Amazzoni, e' foresta, giungla; pare, tra l'altro, che la parte boliviana sia rimasta maggiormente "intatta" rispetto alla ben piu nota brasilana. E cosi' nei tre giorni passati ho avuto modo di 'assaggiare' la zona tropicale. Siamo partiti in macchina, lunedi' sera, io e Julio, sosta per dormire a Corani e poi levataccia l'indomani per discendere i 2500 metri di dislivello che ci separano dal Chapare, dove inizia la foresta Amazzonica. La strada e' da togliere il fiato, con la vegetazione tutta intorno che pare voglia inghiottirla da un momento all'altro. La natura e' vergine, intatta, le foglie si fanno via via piu grandi e spesse, umidita' e il caldo si fanno sentire mano a mano che si scende e quando arrivi a Villa Tunari, ai confini tra il dipartimento di Cochabamba e quello di Santa Cruz, sono le 9 del mattino ma un bel bagno rinfrescante nel ruscello, lo facciamo piu che volentieri. Siamo nel Chapare, le foglie di coca lasciate fuori ad essiccare stanno a dire che saranno utilizzate per la cocaina, c'e' un aeroporto della Dea {mia l'Atalanta neee?}, controlli dappertutto e camion di soldati della forza congiunta antidroga boliviano statunitense escono dalle caserme ogni giorno per andare a distruggere i campi di coca. Questa e' la patria dei cocaleros, che dall'elezione di Evo Morales, che rimane tuttora a capo di un sindacato di produttori di coca, hanno rialzato la testa e rivendicano con orgoglio la loro appartenenza. In effetti intorno alla coca ci sono dei malintesi storici. La maggior parte dei boliviani mastica foglie di coca, e' un usanza che ha radici ancestrali, gli Inca la consideravano come pianta sacra e la veneravano. La foglia di coca aiuta ad ossigenare il sangue, si rivela quindi molto utile per combattere gli effetti dovuti all'altitudine, allevia la fatica, fa decrescere la sensazione di fame. per questo motivo gli spagnuoli la davano agli schiavi per farli lavorare con maggior resa e meno costi nelle famigerate miniere di Oruro e Potosi'. Il problema, ovviamente, e' legato alla polverina bianca, molto piu' diffusa da noi in Italia che qui. E' un problema per molti, ma c'e' anche chi da questa situazione trae dei benefici; per esempio la comunita' internazionale investe qui molti soldi per programmi alternativi, ovvero per dare la possibilita' ai produttori di coca di poter concretamente trovare un altro sistema per campare. la presenza di molte ONG significa soldi, giri d'affari...insomma chi non fa i soldi con la coca, li fa grazie al fatto che ci sia la coca, poi ci sono quelli che i i soldi li prendono da tutte e due le parti! Fattosta che stiamo parlando di una delle regioni piu ricche della Bolivia. Il tropico mi piace, mi chiama un giorno a Cochabamaba e mi prendo il bus notturno per Santa Cruz. Arrivo lo mattina, cielo coperto salva un poco dal sole tropicale, ci sono le strade bloccate da uno sciopero degli autisti e mi tocca farla a piedi fino all´hostal, che e´ una bella casa, stile coloniale, con un patio pieno di piante ed amache sull´interno, e un tucano che saltella per il giardino, e´ talmente bello e colorato che sembra finto. Dopo tre settimane di vita ¨normale¨ vedere dei turisti mi fa uno strano effetto, mi ci devo riabituare. Domani prendo il treno per S.Jose de Chiquino dove inizio un tour di 5 o 6 giorni, fai da te ovviamente, tra le missioni gesuite, proprio dove hanno girato il film ¨Mission¨ uno dei preferiti del Gino, altro che messico, Gino!! Sapro dire, ciao e buon 25 aprile a tutti!
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento